Fair play finanziario: tutto ciò che c’è da sapere

Avendo trattato nel precedente articolo la storia del fair play finanziario, bisogna adesso approfondire, andando per interrogativi, le tematiche più importanti relative all’introduzione della nuova normativa della UEFA del 2009.
Cosa è e perché è importante
IL FPF, giuridicamente parlando, è un regolamento, in quanto la UEFA non è un organismo in grado di emanare leggi. Si tratta infatti di una norma volta a contenere ed ordinare i conti delle società sportive, naufragati in una folle libertà di spesa e di indebitamento: molti club europei, infatti, pur di ottenere le prestazioni di grandi campioni, si sono indebitati con le banche in modo non più sostenibile per le proprie finanze. In un mercato “drogato” da giganteschi versamenti di fondi arabi e russi, inoltre, i costi delle prestazioni di molti giocatori sono lievitati in modo insostenibile anche per le società di medio-alto profilo, così come gli stessi stipendi degli atleti. Al fine di non giungere ad un collasso globale dell’intero sistema-calcio, allora, la UEFA ha deciso di introdurre la disciplina del fair play finanziario, proprio con l’obiettivo dichiarato di “sgonfiare” la bolla di debiti contratti dai club europei, cresciuta a dismisura negli ultimi 10 anni. L’intento è seguire il modello Bayern Monaco: creare squadre che vincano, ma con i conti a posto, senza più debiti verso le banche nazionali.
Chi controlla che vengano rispettati questi canoni?
Poco conosciuto, ma organo cardine dell’intera disciplina del fair play è il cosiddetto CFCB, acronimo inglese di “organo di controllo finanziario dei club”. Si tratta di un ente giuridico nato in seno alla stessa UEFA, che si occupa di dover analizzare singolarmente tutti i conti. Questo CFCB, come indicato nel regolamento UEFA FPF 2014, è composto da due sezioni, una che svolge una fase istruttoria ed una che irroga le sanzioni a tutti i club risultati inadempienti. Un vero e proprio collegio arbitrale interno alla UEFA, destinato solo alla risoluzione di queste controversie.
Quali sono le sanzioni previste e perché rispettarlo?
La UEFA è stata molto chiara e le sanzioni sono disposte in ordine di gravità dell’infrazione, inasprite per eventuali reiterazioni del comportamento scorretto. Ci sono infatti dei limiti di indebitamento che verranno ridotti anno per anno, fino a giungere, nel 2018, ad un massimo di 5 milioni di euro massimi tollerabili fra i passivi a bilancio. Parlando di sanzioni, si parte da una semplice “nota di biasimo”, che sarebbe l’equivalente di un rimprovero, per passare ad un richiamo formale, che sarebbe un secondo rimprovero un po’ più minaccioso del primo. A partire dal richiamo, qualora la sezione investigativa del CFCB ritenesse particolarmente grave la condotta, potrà essere irrogata una sanzione immediata di massimo 100.000 euro. Una bazzecola per un qualunque club europeo. Successivamente, passati nella fase giudiziaria, potrà essere decisa una qualunque sanzione, in base alla gravità della violazione: dalla multa pecuniaria (la più utilizzata, ultima proprio è stata una sanzione di 60 milioni di euro per PSG e Manchester City, con conseguente riduzione della rosa da utilizzare in champions) alla esclusione dalle coppe o, addirittura, la revoca di un titolo. Le critiche mosse a questo sistema promosso dalla UEFA sono numerose e provengono da più parti nel mondo del calcio, della finanza e della politica, tutte dirette verso una sola direzione: nonostante gli ottimi propositi, questo sistema non sembra efficiente. La ragione è individuata proprio nella eccessiva discrezionalità delle sanzioni da irrogare ai club, oltre alle numerose multe milionarie inviate a squadre sportive già indebitate: come faranno a pagarle? E come garantire una gestione delle controversie con un arbitro terzo ed imparziale, se l’organo giudicante è la UEFA, che ha tutto l’interesse a favorire le grandi squadre? Altra grande critica mossa è la poca chiarezza della normativa sull’origine dei finanziamenti delle squadre. Molti presidenti, infatti, si stanno affidando a fittizie società di sponsorizzazione per evitare i vincoli del fair play: fanno indebitare delle società create ad hoc solo come “prestanome” per versare i soldi nelle casse dei club sotto forma di sponsor. Delitto perfetto, fair play aggirato. Gianni Infantino, segretario generale della UEFA, ha risposto con un laconico “la commissione valuterà caso per caso” a queste critiche. Insomma, le premesse sono ottime, ma la realizzazione del progetto di fair play è ben lontana dal disegno originale previsto dalla UEFA, complici anche le tante pressioni esercitate dai grandi club e dalla “finanza creativa” che stanno utilizzando tante altre squadre costrette ad indebitarsi per tentare di mantenere la categoria sportiva di appartenenza.
Federico Norberto Quagliuolo

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