Missione incompiuta

Dopo il Chelsea, anche l’Arsenal esce dalla massima competizione europea per mano di una squadra francese. Il Monaco non ha il potenziale a disposizione del PSG ma grazie ad una tattica accorta e ad una buona dose di fortuna che non guasta mai, riesce a difendere il tre ad uno di Londra. I gunners invece, come da tradizione, riescono ad impostare una rimonta che purtroppo, al triplice fischio finale, non trova la sua concretizzazione.
Buoni e cattivi
Nonostante i soliti errori di appoggio, un approccio non adeguato vista la posta in palio, la scarsa vena di Sanchez ed un Ozil visibilmente in difficoltà, l’Arsenal si butta in avanti alla ricerca della rete definita “speranza”. A favorirli ci pensa il tecnico di casa Jardim che, fin dal primo minuto, sceglie un atteggiamento ordinato ma troppo basato sulla fase difensiva. Giroud lotta come un leone, tiene in apprensione da solo i difensori centrali di casa ma non ha il giusto ausilio dei due compagni di reparto. Welbeck e Sanchez, non si esprimono sui loro livelli abituali e Wenger, al 30′ del primo tempo, decide di invertire la loro posizione. L’inglese sulla destra ed il cileno sul lato opposto. Forse è un caso ma quattro minuti dopo Giroud sigla la rete delle 0-1 che alimenta le speranze di recupero.
L’importanza delle scelte
La rimonta acquisisce contorni reali quando a dieci minuti dalla fine Ramsey segna la rete dello 0-2. La scelta di sostituire Coquelin con il gallese premia il coraggio di Wenger che allo scoccare dell’ora si rende conto di dover osare. Al posto del mediano di rottura inserisce un giocatore a tutto campo che gli inglesi chiamano box to box e Ramsey non delude le aspettative. Purtroppo per l’Arsenal il suo goal sarà l’ultimo di una serata a dir poco amara. Qualche minuto dopo invece la scelta di Jardim è quella di richiamare Berbatov per fare posto a Bernardo Silva. In questo caso l’allenatore portoghese cerca di sfruttare lentezza e stanchezza dei difensori centrali dell’Arsenal, non dando loro il punto di riferimento in avanti ma inserendo un giocatore piccolo e fresco che parte dalle retrovie.
Il solito epilogo
Al triplice fischio finale la gioia è solo per il club monegasco che conquista un quarto di finale inaspettato. L’altra faccia della medaglia ha il profilo del professore alsaziano per il quale i problemi sono sempre i medesimi da anni; una formazione incapace di avere continuità di risultati e prestazioni che si trova di sovente a recuperare dei match come quello dell’andata. Ai suoi ragazzi manca sempre l’ultimo tassello di un puzzle sinonimo di quella maturità necessaria per calcare i palcoscenici più prestigiosi come la champions league.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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