Il Magalli del calcio: Davide Moscardelli e la sua barba d’oro

Cosa hanno in comune Moscardelli e Magalli a parte l’iniziale del cognome?
Molto più di quanto pensino: l’ultimo articolo della serie “gli sponsor del calcio” si chiude infatti con un personaggio che, senza saperlo, è diventato l’idolo di milioni di ragazzi in tutta Italia: Davide Moscardelli.
Nato in Belgio da genitori italiani, la sua carriera è una lunghissima gavetta fra serie C e B, con il Chievo Verona che lo acquista per pochi soldi nel 2010 e lo fa esordire nella massima serie all’età di ben trent’anni. E così, mentre Zidane deliziava la serie A, lui scalciava nel fango dei campi dell’eccellenza; mentre Totti, il suo idolo, saliva sul tetto del mondo a Berlino, lui era a Rimini a fare il panchinaro.
Non dotato di particolari talento, Moscardelli era il classico giocatore da squadra di bassa classifica, destinato a sparire lasciando uno sbiadito ricordo su qualche album di collezionisti di figurine. Almeno se non fosse esistito Internet.
L’ironia del web ed il Napoli
Ci sono giocatori che, quando vedono il Napoli, diventano fenomeni, novelli Maradona per 90 minuti: da un fortissimo Pogba ai ben meno irresistibili Paponi, Konè, Grillo, Falconieri, Bardi e… Moscardelli.
Nel caso di Moscardelli, infatti, si creò una vera e propria leggenda: sin dal 2010, infatti, la sfida con il Napoli segnava l’appuntamento con il gol per l’attaccante clivense, spesso con acrobazie e traiettorie spettacolari: sul web, fra i tifosi, nacque quindi il mito di “Bomber Moscardelli”, il mister 100 milioni, il matador degli azzurri. I fotomontaggi iniziarono a volare: da Moscardelli con il pallone d’oro ad improbabili esultanze assieme a Messi e Ronaldo, passando per Moscardelli presidente della Repubblica o Moscardelli Superman. Nel frattempo iniziò a crescere la barba del fortunato giocatore, fino a diventare uguale a quella di Garibaldi: questo contribuì ad aumentare ancora di più la sua popolarità, tanto da rendere leggendaria la sua figura, fra ironia, simpatia ed esagerazioni. Era nata una star. Un po’ come Magalli al Quirinale.
La barba d’oro, un uomo modesto
Con un colpo degno del miglior bomber d’area, Moscardelli, a differenza di Magalli, approfitta subito della sua strana situazione di celebrità: un modesto giocatore di provincia che si trova, improvvisamente, il profilo di Facebook carico di centomila follower, con cifre degne del miglior Luca Toni. Perché non sfruttare questa insperata fortuna? Nel settembre 2013, quindi, nasce la marca di abbigliamento Flybeard, con lo slogan “Che barba, che gioia!”, una piccola società a conduzione familiare, come lui stesso ha affermato in una intervista a Today.it: “siamo io, mia moglie ed i miei suoceri a gestire il sito e la vendita dei prodotti: impacchettiamo di persona le magliette e le spediamo. Abbiamo ricevuto ordini anche da Londra, non so neanche io come sia possibile!”
Ed infatti, come in una favola, Moscardelli si trova improvvisamente dai campetti di provincia a testimonial di una marca di abbigliamento richiestissima fra i suoi fan, quasi come un David Beckham dei piccoli. Per non parlare di Talk Show, invitato come ospite speciale e trattato con onori mai immaginati.
I sogni non finiscono mai solo per chi è fortunato
La vita degli uomini normali è crudele: dal paradiso della A, della Flybeard, della gloria di Internet e dei fan che lo applaudono negli stadi di tutta Italia, si ritrova sbattuto all’inferno della Lega Pro, nel Lecce. Colpa della retrocessione del Bologna e dei suoi 35 anni, che lo rendono ben poco attraente per qualunque mercato. E allora, perso l’impero, perso il trono di “Magalli del calcio” e caduto di nuovo nell’anonimato della serie C, Moscardelli non si è perso d’animo e, a suon di gol, ha conquistato il cuore dei leccesi, che lo hanno eletto Re del Salento. E forse è meglio così: meglio essere ricordato come re della propria casa che morire nell’anonimato.
Federico Norberto Quagliuolo

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