Laboratorio Rodgers

Benvenuti nel laboratorio di Brendan Rodgers, manager nordirlandese classe 1973, che sta regalando ai tifosi rossi della Merseyside grosse soddisfazioni. Dopo la scorsa stagione, bellissima ma altrettanto sfortunata, il suo Liverpool ha ripreso a correre e la vittoria di oggi pomeriggio a Anfield contro il Manchester City ne è stata la prova. Grazie a due prodezze balistiche di Lallana e Coutihno, i reds non solo hanno battuto meritatamente l’avversario ma hanno dimostrato di essere una squadra completa contro cui è difficile giocare. L’unico neo, il mancato sincronismo della difesa in occasione della rete di Dzeko.
3-4-2-1
Sono cambiate molte cose dallo scorso anno, ma non per questo il manager ha perso coraggio. Grazie alle sue idee ed a una spiccata propensione per un calcio offensivo ha provato, riprovato, sperimentato prima di raggiungere un assetto tattico soddisfacente. Davanti al portiere, questo pomeriggio, ha schierato il trio formato da Skrtel, Lovren e Emre Can. In mediana Allen e Henderson hanno agito per vie centrali mentre sulle bande laterali Markovic e Moreno hanno tenuto la posizione senza disdegnare qualche azione offensiva. Sulla trequarti l’eroe di giornata Coutinho, ideatore di gioco dal piede raffinato e dagli assist impossibili, e Lallana hanno supportato Sterling, punta centrale atipica dagli spostamenti imperituri. Con questo assetto il Liverpool ha messo in difficoltà una difesa ospite troppo lenta e diverse volte fuori posizione. In fase di impostazione lo spartito è stato sempre lo stesso: linee sempre strette, grande movimento in mezzo al campo alla ricerca di Coutinho. Posizionato sul centro sinistra il brasiliano ha cercato di imbeccare, con dei veri colpi da biliardo, i suoi compagni di attacco. Sterling è partito sempre defilato tra Zabaleta e Kompany, cercando di sfruttare la sua sgusciante conformazione fisica, mentre Lallana ha creato scompiglio accentrandosi con tagli veloci mediante i quale ha sorpreso i centrocampisti centrali avversari.
L’unico neo
Pagato a caro prezzo l’errore di Emre Can che in occasione del goal del pareggio non ha mantenuto la linea di Skrtel (centrale) e Lovren (destra). Il tedesco di origine turca, rimasto indietro di una manciata di metri, ha tenuto in gioco Dzeko che non ha avuto difficoltà alcuna nel capitalizzare al massimo l’assist centrale di quel genio di Aguero.
Finale
Negli ultimi quindici minuti il Liverpool ha dimostrato di avere un anima votata anche alla sofferenza. Il City, sotto di una rete, ha cercato in tutti i modi di pareggiare ma intensità e spirito di sacrificio reds hanno avuto la meglio. Al triplice fischio finale ha vinto la squadra che ha fatto meno calcoli. A comprova di ciò il cambio operato da Rodgers subito dopo la rete del 2-1. Nonostante il risultato favorevole, il manager non ha alterarto il suo piano richiamando in panchina Markovic per una punta come Sturridge.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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