Quanto sono temibili i procuratori nel calcio?

Il potere dei procuratori all’interno del sistema calcio è immenso, completamente incontrollato dalle piccole società: trasferimenti di calciatori, classici “mal di pancia” suggeriti ai calciatori prima delle cessioni, controllo di cifre e contratti che hanno un valore equivalente all’economia di intere cittadine. Tutto in mano a pochi uomini, possibilmente sudamericani, portoghesi o arabi. Più volte i presidenti delle squadre delle varie leghe si sono scagliati contro le loro figure, sempre più abili e furbe nel riuscire a tirare i fili del calciomercato con contratti sempre più complessi, cavillosi, ambigui e difficili da interpretare.
Sud America
In sud America, poi, la situazione è ancor più complessa: a causa di una estrema libertà concessa agli agenti nello svolgimento della propria professione, l’intero sistema del calcio è governato da numerose holding gestite da avvocati. Il compito di queste agenzie è tesserare centinaia di giovani talenti, dai campetti di periferia ai campionati di massima categoria, per poi rivenderli in Europa. La sede legale di queste agenzie si trova sempre in paradisi fiscali, illustra Pippo Russo, docente universitario autore del libro-inchiesta “Gol di Rapina”. Emblematico è il (piccolo) caso della famiglia Pozzo che, come affermò lo stesso Andrea Carnevale, responsabile dello scouting friulano, ha delle partecipazioni economiche in agenzie sudamericane. Il confine fra società, agenzie, mercati e calciatori si fa quindi sempre più confuso ed ambiguo, in un vortice di milioni che riesce sempre ad arricchire chiunque si avvicini: basti pensare al trasferimento di Tevez e Mascherano dal Corinthians al West-Ham, letteralmente “affittati” dal club inglese, che si rivolse ad una fumosa “agenzia di intermediazione”.
Jorge & Mino
Il “modello sudamericano” è stato in fretta adottato in Europa, con maggiori limitazioni e vincoli di carattere fiscale, ma comunque con poteri enormi: basti pensare al ruolo centrale nel calciomercato che aveva l’agenzia Gea World, gestita da Alessandro Moggi prima dello scandalo del 2006.
Adesso, a detta dell’autorevolissimo sito Transfermarkt, l’agenzia più ricca al mondo è la portoghese Gestifute, gestita dal potentissimo Jorge Mendes, il manager di un certo Cristiano Ronaldo.
Bisogna anche parlare dell’Atletico di Madrid che conta circa due terzi della sua rosa gestiti da una certa “Doyen Sports” (ed il resto proprio da Jorge Mendes, ndr), una agenzia finanziata da oligarchi azeri con capitali di dubbia origine. E quale sponsor milionario poteva finanziare i colchoneros, se non quello del ministero del turismo dell’Azerbaijan?
In Italia Zamparini, il presidente del Palermo, rimase “ingabbiato” in questa diabolica tenaglia in occasione della vendita di Pastore al PSG: la holding sudamericana che gestiva parte del cartellino del calciatore, infatti, reclamava la titolarità del 90% dei guadagni sul trasferimento dell’assistito, affermando che Zamparini aveva acquistato solo il 10% del cartellino.
La procura ancora indaga su questo trasferimento ed è ancora in atto la fase istruttoria del processo.
Più recentemente anche Lotito, all’indomani dell’elezione di Tavecchio, si è espresso sui procuratori, affermando che si impegnerà in prima persona per ridurre il potere della categoria, addirittura paventando una possibile abolizione dell’albo dei procuratori.
Il re europeo degli agenti è poi indubbiamente Mino Raiola (all’anagrafe Carmine Raiola, di Nocera Inferiore, ndr), l’uomo che ha ai piedi mezza Europa contando un certo Pogba, per non parlare di Ibrahimovic, che ormai vive gli ultimi anni di una carriera ricchissima.
Proprio il fenomeno juventino è al centro della contesa: è uno dei pochi calciatori di primissimo livello a non poter contare ancora su un main sponsor: Adidas e Nike se lo contendono ferocemente, con Raiola che già si sta sfregando le mani pensando al contratto che strapperà.
I benefici da contratti di sponsorizzazioni onerosi, infatti, non vanno : come spiega il Sole 24 Ore, infatti, i contratti dei procuratori prevedono onorari che solitamente costano fra il 5 ed il 10% dei guadagni del calciatore: Jorge Mendes, ad esempio, intascò circa 6 milioni dal passaggio di Ronaldo al Madrid.
Il calciomercato, ed in particolare i contratti pubblicitari che lo finanziano, sono quindi dipendenti dal ruolo di grigie figure nascoste nell’ombra, di cui poco o nulla si parla, in una guerra continua fra multinazionali, agenzie di procuratori e fondi d’investimento arabi dalle origini sconosciute.
Federico Norberto Quagliuolo

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