Un processo irreversibile

Tutto cambia. Anche il calcio cambia. In natura ci sono dei processi irreversibili dai quali nasce la direzione del tempo: si va avanti e non si può tornare indietro. Pensiamo a quando in cucina rompiamo un uovo: potremo farne molte cose, ma mai riavere l’uovo intero. Il calcio è sempre più figlio di questo mondo, e se quest’ultimo è sempre più regolato dalle leggi dell’economia, il figlio non può che prendere esempio dal padre.
Ci sono tre modi per rapportarsi con il calcio del ventunesimo secolo: il primo consiste nel rimpiangere i valori del calcio che fu, e quindi la sua sobrietà che si chiama passione, lavoro, umiltà, attaccamento alla maglia e ai tifosi, dove l’amore per il pallone e non per i quattrini spinge calciatori e dirigenti a correre ed agire per una maglia, per una comunità di tifosi e le sue urla di gioia negli stadi. Non pochi di questi hanno deciso di non seguire più il calcio. Nella seconda categoria ci sono coloro che non disprezzano affatto il calcio dei soldi, forse perchè non si pongono certi interrogativi, o forse perchè la passione per il calcio è totale, va oltre tutto, anche al depauperamento emozionale che il calcio soffre. I primi a soffrirne sono i calciatori motivati, in buona parte dei casi, dai guadagni. Per finire, ci sono coloro che credono nella vittoria di Davide su Golia, che il “sulla carta” non esiste nel calcio, dove la determinazione, la coesione, le motivazioni e la fortuna, possono sopperire al deficit tecnico, non potendo neanche sognare quei giocatori pagati cascate di milioni. E proprio tra queste categorie si insinua il fattore tempo, che proseguendo inesorabile verso la direzione chiamata futuro rende il passato un non essere, privo di esistenza nella realtà. Il calcio, come il mondo, ha raggiunto uno stadio irreversibile, sarebbe inimmaginabile pensarlo senza il fattore economia al suo interno, dove è proprio l’economia che ormai sorregge l’intero castello chiamato FIFA. Certo, sarebbe importante regolare la forza economica sempre più dirompente, ma le misure prese fino ad ora, fair play finanziario su tutte, lasciano non pochi dubbi. Annullata l’ipotesi di un ritorno alle origini, i tifosi che più credono nello spirito vitale del calcio sono quelli della terza categoria, che consapevoli di quanto il calcio non sia nel suo periodo di maggior splendore e abbia imboccato una strada senza ritorno, credono nei valori che più nobilitano l’uomo, perchè il denaro non può essere il valore di uno sport, nel nostro caso, il più bello.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Cafè Trotter

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