Mou, quando l’allenatore e’ il paperone degli sponsor

Josè Mourinho: il re degli allenatori, “…grande comunicatore ma allenatore mediocre…”, il superbo tattico, il fortunato catenacciaro. Pazzo, genio, cattivo, buono, amato, odiato, ma sempre vincente.
Mourinho è un turbine di passioni che non lascia indifferente mai nessuno. Raramente capita che un allenatore riesca a suscitare così tanti sentimenti contrastanti. E, soprattutto, ancor più raramente capita che un allenatore sia una calamita per sponsor e pubblicità. Dotato di una intelligenza tattica fuori dal comune, è un allenatore meticoloso, preciso, calcolatore, dotato di dialettica, sicurezza e carisma. Ovunque vada ha sempre creato quel clima di “noi contro tutti”, alimentando polemiche con stampa, tifosi avversari ed altri allenatori, mettendosi sempre al centro dei riflettori. In Italia è ancora indimenticato, tant’è vero che l’ex tecnico dell’Inter è il protagonista dello spot ufficiale della Molinari dal 2013 con un successo mediatico non indifferente: basti pensare che negli spot pubblicitari con compare mai in prima persona, ma si sente esclusivamente la sua voce. Il suo esordio fu merito della fortunata idea dei pubblicitari della American Express: anno 2005, Mourinho appena ingaggiato dal Chelsea, con il Porto che festeggiava ancora la sua Champions League vinta da outsider. Mai prima d’allora era stato ingaggiato un allenatore per fare uno spot pubblicitario, ma fu una scommessa più che vinta: Mourinho piacque in tutti i paesi del mondo in cui fu mandato in onda la pubblicità. Il vero colpaccio, però, lo fece la Adidas mettendo Mourinho sotto contratto di sponsorship proprio l’anno dopo il leggendario triplete con l’Inter, vincendo l’agguerrita concorrenza di Nike e Puma. Dopo la parentesi con l’Inter, infatti, Mourinho ha avuto una difficile parentesi con il Real Madrid e, oggi, è tornato al suo amato Chelsea. Entrambe le squadre sponsorizzate proprio dalla Adidas. Coincidenze?
Tradotto in milioni
Oltre ai 12 milioni annuali percepiti dallo Special One, Forbes stima che i guadagni sono raddoppiati, considerando le entrate dei vari contratti pubblicitari che, a dispetto dei numeri arcinoti dei grandi calciatori come Cristiano Ronaldo e Messi, sono ignoti alla stampa.
E se Mourinho è il secondo allenatore con lo stipendio più alto d’Europa dopo il suo arcirivale Pep Guardiola (che ha una busta paga di ben 17 milioni di euro annui), nei guadagni complessivi vince il portoghese grazie proprio ai rapporti con gli sponsor di tutti i paesi in cui ha lavorato.
Il confronto con gli altri allenatori è impietoso. In Italia si “salvano” Benitez e Antonio Conte, l’ultimo da molti apostrofato proprio come “il Mourinho all’italiana” per il suo atteggiamento spavaldo ed arrogante: 4 milioni netti annuali di guadagno, fra stipendio della Federazione ed integrazioni della Puma, sponsor della Nazionale e dello stesso Conte.
Benitez, invece, è l’unico allenatore dal nome internazionale della Serie A e lo testimoniano i suoi guadagni: De Laurentiis sborsa circa 6 milioni di euro lordi all’anno per trattenere il maestro di calcio a Napoli.
Per fare paragoni con altri tecnici europei, basta pensare che il tecnico della Germania campione del mondo, Low, guadagna “appena” 2 milioni di euro annuali, poco più di quanto percepisce Montella alla Fiorentina, Inzaghi al Milan o Valverde all’Atletic Bilbao. Lo stesso discorso vale per Vicente del Bosque, allenatore che ha vinto tutto in carriera, pagato oggi “solo” due milioni e mezzo dalla Spagna, paragonabile allo stipendio di Allegri con la Juventus. Come anche per i calciatori, quindi, non contano solo le prestazioni e spesso neanche la bacheca dei trofei: è il carisma ad essere la chiave per diventare paperoni del calcio.
Federico Norberto Quagliuolo

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