Storie di umili

Cenerentola. Non si sa precisamente da dove provenga, se dalla Cina o dall’antico Egitto. La sua storia e la sua rara bellezza sono passate attraverso l’inchiostro di Charles Perrault e dei fratelli Grimm; sono state rese vive davanti ai nostri occhi dal genio di Walt Disney. Il suo nome rievoca una varietà sorprendente di significati metaforici, da chi trova il riscatto dopo una vita misera a chi ha un vincolo ineluttabile di orario che rievoca la celebre “mezzanotte”, da coloro che si sentono principesse per un giorno per via del vestito da sposa a chi è ultimo in classifica, come utilizzato nel vocabolario calcistico. Quest’anno c’è un’altra metafora che si potrebbe affiancare al nome di Cenerentola e facciamo finta che la bella fanciulla parli tedesco.
Fiaba contemporanea
Il Paderborn, squadra tedesca neopromossa nella Bundesliga, è il team della manifestazione con il minor valore della rosa, calcolato intorno ai 24,5 milioni di euro (fonte transfermarket.it). Se li raffrontiamo con i 544 milioni stimati della rosa del Bayern Monaco, non possiamo che rabbrividire nel guardare l’immensa voragine economica che separa le due squadre. Il discorso rientra nell’itinerario che abbiamo intrapreso parlando dell’economicismo presente nel calcio, armati di una spada lunga e affilata chiamata critica.
A differenza delle storie del Southampton e dell’Eibar, le squadre “rivoluzionarie” che combattono le dinamiche irrazionali dell’economia, nel Paderborn non c’è una volontà manifesta di voler far parte di questo ancora giovane movimento: non ha optato per scelte che chiaramente si rivolgono a un calcio genuino dove la passione fa la differenza. E’ come se il Paderborn si fosse già trovato in una situazione umile e per questo rivoluzionaria, senza avere possibilità di scelta. Come Cenerentola, a cui la vita ha precluso la possibilità di scelta, ma non per questo un futuro luminoso.
Il Paderborn gioca le sue partite nella Bentelar-Arena, struttura che vista dall’esterno ricorda molto un prefabbricato. I posti al suo interno sono 15 mila e, dalle 22:00 in poi, l’impianto deve essere chiuso per non disturbare la quiete intorno. Ci sono state richieste per la costruzione di un nuovo stadio, ma al momento la situazione resta ferma. Come per la povera Cenerentola, a una certa ora lo spettacolo deve finire, e le partite serali non possono essere giocate.
Per quanto abbia investito solamente 1,6 mil per gli acquisti della sessione estiva, il Paderborn sta giocando una stagione che ha dell’incredibile a dire poco, conquistando per un breve periodo la prima posizione e navigando attualmente nelle zone medie della classifica, sopra squadre come l’Amburgo, il Werder Brema e il Borussia Dortmund.
E se Cenerentola per una notte fu la più bella di tutte, per un pomeriggio i tifosi del Panderborn e non solo, hanno visto il loro cuore aumentare i battiti davanti alla bella prodezza del numero 11 Moritz Stoppelkamp, che dagli 82 metri ha segnato il gol dalla maggior distanza nella storia del calcio.
La speranza
Quella che sta vivendo il Panderborn è una vera e propria fiaba che affonda le sue radici nell’umiltà di un’economia esile, embrionale rispetto a ciò che è diventato il calcio d’oggi. E per questo il Paderborn, per volere non direttamente suo ma del fato, si aggiunge alle squadre il cui modo di vivere il calcio prende le distanze dal credo generale. Per il momento è difficile pensare che queste piccole e coraggiose realtà possano ambire alla vittoria di titoli, ma il pessimismo figlio della realtà da chi può essere vinto se non dalla speranza? Ci vorrà tempo, forse molto, troppo, non si sa, ma in fondo tutti vorremmo che il calcio tornasse ad essere passione vera, non solo per i tifosi, ma anche e soprattutto per chi recita sul palco, dai calciatori a chi sta più sù. Solo spezzando le catene dell’economicismo ciò può essere realizzato.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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