L’importanza di chiamarsi Frank

Chelsea, Manchester City e New York F.C. Tre squadre, tre città e due continenti legati da un filo conduttore: Frank James Lampard junior, di professione calciatore. Dopo una vita sportiva trascorsa a Londra con la maglia dei blues, Lampard, in attesa di volare negli States per giocare con la franchigia dei New York FC, sta dimostrando di essere ancora un fattore decisivo. Decisivo (ripetizione voluta) perchè è l’aggettivo più aderente alla realtà. Nella sola premier league, per esempio, ha totalizzato quindici presenze, giocando un totale di 372 minuti e segnando cinque reti: vale a dire una rete ogni 74 minuti. I più essenziali sono stati quelli siglati contro il Chelsea, Leicester City e Sunderland. Nel match contro la squadra nella quale è cresciuto diventando una icona sportiva, un totem per i tifosi, un recordman nonché un centrocampista universale che ha sempre unito temperamento, senso della posizione e attitudine alla realizzazione, è andato in scena uno spettacolo unico. Probabilmente neanche un genio come Nick Hornby avrebbe potuto scrivere di meglio o forse si, essendo un tifoso dell’Arsenal acerrimo rivale del Chelsea. A Lampard infatti sono bastati solo dodici minuti di gioco per pareggiare il goal di Schurrle. Entrato al posto di Kolarov (78′), ha segnato la rete (85′) del definitivo uno ad uno con il quale ha ammutolito i suoi ex compagni vestiti di blu. Contro il Leicester invece ha fatto parte dell’undici titolare e prima dell’intervallo ha siglato l’unica rete che è stata sufficiente per ottenere i tre punti. L’ultima perla è stata quella di oggi pomeriggio all’Etihad Stadium. Entrato al 70′, ha segnato di testa la rete del definitivo 3-2, risolvendo un match fondamentale per il prosieguo del campionato. La sua rete non è valsa solo la vittoria ma anche la prima posizione in graduatoria dove il Man City ha agganciato il Chelsea che è stato schiacciato dal Tottenham con un rotondo 5-3. A conti fatti il suo apporto si è rivelato fin qui di assoluto valore e forse anche per questo la scelta di rinviare di qualche mese il suo approdo oltreoceano. Che la casacca sia blu o di un colore più tenue tendente all’azzurro non fa differenza. Che giochi a centrocampo, davanti alla difesa o a ridosso delle punte non è una preoccupazione. L’importante che ci sia Frank.
Antonio Federico Miniaci

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