I calciatori che fanno arricchire i loro club

Abbiamo parlato di quanto i calciatori siano diventati veri e propri spot di sé stessi: milioni di euro spesi anche solo per una fotografia su un cartellone pubblicitario, con conseguenti conti in banca sempre più pingui e ricchi per gli sportivi più amati dal pubblico. E le società sportive cosa ci guadagnano? Diversi milioni.
Il modello Milan…
Numerose squadre puntano l’intero proprio marketing sull’acquisto di nomi altisonanti e giocatori di fama internazionale: in Italia il Milan è campione assoluto in questa strategia di mercato, con acquisti sempre roboanti e grandiosi che spesso non soddisfano le altissime aspettative create da stampa e tifosi. Con le finanze del club sempre in rosso, infatti, Galliani riesce sempre a creare piccoli capolavori, sbagliando poche scommesse. L’ultima ? Torres. Accolto come il salvatore della patria dai tifosi, ha esportato il marchio del Milan anche in Spagna, dove il giocatore è molto amato, ma, soprattutto, ha rafforzato l’amicizia tra Adidas e rossoneri, che hanno ospitato a Milano molti campionissimi sponsorizzati dalla multinazionale tedesca (che strano!): Beckham è il nome più clamoroso. Per colpa di prestazioni disastrose e tanta panchina, l’investimento si è però rivelato solo un salasso economico per il club (è di questi giorni la notizia del ritorno dello spagnolo all’Atletico di Madrid). Il vero colpo di genio della dirigenza milanista, invece, è un nome inaspettato: Keisuke Honda, il simbolo di un mercato emergente e sottovalutato.
Honda, infatti, è il giocatore più pagato del Giappone ed ha una vera e propria infinità di sponsor al suo seguito: dalla Coca Cola alla Mizuno, dalla Samsung al McDonald’s. Ed un pubblico giapponese che, per ammirare il suo campione, seguirà i rossoneri. E così, a fronte di un ingaggio da 2,5 milioni di euro per il giocatore (con bonus), il Milan ne intasca dagli sponsor circa 5 all’anno per il semplice fatto che il giapponese è presente in squadra e, con buona continuità, da quest’anno fa anche gol, senza calcolare gli incassi provenienti dai fan asiatici. Geniale.
…e gli altri
Pirlo per la Juventus non è da meno: lasciato dal Milan per ragioni tecniche, oltre che per sfiducia verso un giocatore considerato ormai finito, approda in bianconero ad un prezzo stracciato per la caratura del giocatore. Oltre a far le fortune della squadra piemontese in serie A, ha fatto anche le fortune nel marketing: Pirlo, infatti, è il giocatore italiano più amato nel mondo, assieme all’eterno Totti ed all’ormai “pensionato” Del Piero. Lo dimostra la finale di supercoppa italiana: in un campo neutro, Pirlo è stato l’unico giocatore applaudito dagli spettatori arabi. Fuori dall’Italia, invece, i numeri sono impietosi: con il Real Madrid che fattura più di mezzo miliardo di euro all’anno, non c’è modo di competere con simili giganti del mercato che possiedono nomi dall’appeal incredibile: a fronte di 100 milioni di euro di acquisto, Bale ha quasi pareggiato l’investimento con i soli soldi delle magliette e degli sponsor.
I nomi più “caldi” in Italia, in ogni caso, hanno avuto rapporti con il Milan: questo è il caso di Balotelli, il talento più controverso degli ultimi anni. Certo è, però, che l’ego smisurato di Supermario è l’acchiappa-sponsor perfetto. Addirittura la Puma ha creato una serie di scarpe chiamata why always me?, proprio dedicata al giocatore che, in un modo o nell’altro, chiude sempre malissimo le sue esperienze sportive. Pagato fior di milioni, ha viaggiato dall’Inter al Manchester, dal Milan al Liverpool: in ogni squadra fischiato, contestato e mal sopportato dai tifosi, che, al suo arrivo, hanno gridato al miracolo, facendo la fortuna di sponsor, TV e produttori di gadget. E così, il prezzo di Balotelli lievita continuamente non tanto per le sue prestazioni sportive, ormai incontestabilmente pessime, ma per la sua capacità di saper attrarre i riflettori su di sé, suscitando amori ed odi contrastanti fra i tifosi.
I guadagni degli sponsor: spettano al giocatore o alla squadra?
Può capitare che la squadra voglia gestire completamente qualunque apparizione commerciale del giocatore, ovviamente beneficiando dei guadagni. Non sono però sempre rose e fiori, come racconta l’esperienza di Mario Gomez: nel 2012, quando ancora era al Bayern Monaco, si fece scattare fotografie con un cappellino della Nike, la storica avversaria della Adidas (che era la società sponsor del Bayern Monaco). Per questo qui pro quo, arrivò una multa salatissima al giocatore. Le squadre che gestiscono completamente i diritti di immagine del calciatore sono invece costrette a versare degli stipendi molto alti, per compensare i mancati introiti che finirebbero nelle tasche degli atleti. Ed allora il mercato delle squadre va visto sotto una nuova logica che esula completamente dai risultati sportivi e guarda solo al bilancio: il più furbo non è chi compra tanti buoni giocatori, ma chi compra il nome più ricco. Ma non finisce qui: non bisogna strapagare giocatori ed “uomini-copertina” per fare grandi affari. Nel prossimo articolo vi racconteremo l’esperienza di giocatori dalle grandi prospettive come Ghoulam e Navas assieme a campionissimi del recente passato, come Toni e Klose. Cosa li lega? Il prezzo di acquisto bassissimo e la loro bravura nel fare le fortune della squadra.
Federico Norberto Quagliuolo

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