Davide e Golia

Temperanza e coraggio: sono queste le virtù che hanno fatto dell’Eibar il Davide che è oggi. Il Golia che deve affrontare è soprannominato economia. Abbiamo iniziato questo nostro percorso osservando, con occhio critico, come il mondo del pallone sia sempre più stritolato dalle catene di un sistema produttivo, diventato il carburante ad alto consumo che muove l’intera macchina. Dopo aver analizzato il Southampton, primo esponente di questo giovane movimento rivoluzionario che combatte contro le dinamiche economiche a tratti scellerate, rivolgiamo lo sguardo in Spagna per studiare, con gran stupore, la realtà basca dell’Eibar, neo promossa nella Primera division spagnola e che ad oggi occupa la nona posizione in campionato.
La battaglia decisiva
Il tutto inizia nel periodo d’avvento di questa stagione, quando l’Eibar si imbatte nelle leggi economiche della liga: le squadre neopromesse nel massimo campionato spagnolo devono avere un capitale di almeno il 25% delle spese medie di tutte le altre squadre del torneo; dal calcolo vengono sottratte le due più ricche (Real Madrid-Barcellona) e le due meno. Se quindi l’Eibar non avesse rispettato il diktak di avere un capitale minimo di 2,5 mln di euro, sarebbe retrocesso. Partendo da un budget di 420 mila euro, non è stato facile per l’Eibar trovare i restanti 2 milioni. In questi casi l’ipotesi più facile e veloce è di appelarsi a qualche ricco uomo d’affari, che divenendo il proprietario della società investe il denaro. Ma l’Eibar è sempre stato contro queste evoluzioni economiche e per questo ha intrapreso la via della vendita delle azioni legate al club. La somma è stata raggiunta entro i tempi richiesti ed il movimento dei liberi azionisti ha permesso alla favola basca di continuare. Secondo alcune voci, i giocatori Xabi Alonso e Illaramendi, entrambi di natali baschi, hanno partecipato economicamente all’impresa.
Attualmente il valore della rosa dell’Eibar si aggira intorno ai 25 mln di euro (fonte transfermarket), ed è stata sicuramente controcorrente la campagna acquisti estiva, che ha visto la società spendere in totale 162 mila euro, decidendo di costruire il team su un sistema di prestiti. Il campo parla chiaro, scegliendo la via del basso consumo l’Eibar sta comunque ottendendo ottimi risultati.
Le virtù
Ci vuole coraggio per credere in queste idee, soprattutto nel calcio dove vige la fede del più spendi più vinci, e senza la temperanza, quindi la ricerca della giusta misura e dell’equilibrio del soddisfacimento dei bisogni, l’Eibar non avrebbe mai compiuto questa piccola grande impresa. Mi soffermerei sul soddisfacimento dei bisogni, perchè è tanto chiaro quanto terribile che nell’epoca attuale senza le cascate di milioni i trofei che più contano sono irraggiungibili. Attualmente l’Eibar è ancora una piccola società che, ambizione permettendo, non mira ad alzare trofei, almeno in tempi brevi: gioca per la passione, perchè solo la passione, quella più profonda e vera, può spingerti a non giocare per il denaro. Il bisogno di ricchezza è ammaestrato e forse proprio per questo la sua filosofia del calcio merita davvero di essere diffusa, affinchè il movimento rivoluzionario possa diffondersi.
Matteo Fortuzzi

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