Il solito Mou

Dopo una partita vinta non è raro vedere Mourinho complimentarsi con i suoi collaboratori, ai quali stringe la mano dicendo due parole: good job. Questo pomeriggio un “buon lavoro” è stato fatto anche con un pizzico di fortuna che non guasta mai: il Chelsea ha sconfitto il West Ham (2-0) in uno dei tanti derby della capitale inglese. Come se ci fosse stato il pilota automatico inserito, i blues hanno amministrato la partita per tutti i novanta minuti senza mai rischiare. L’unico brivido, che avrebbe potuto riaprire la gara, è arrivato al minuto 87 ma il palo ha bloccato in un colpo solo sia l’azione di Amalfitano sia l’ambizione di rimonta da parte degli ospiti.
La squadra con il pilota automatico
Un Chelsea quadrato, attento in difesa e cinico sotto porta ha dimostrato di essere una serio candidato alla vittoria finale. Davanti alla consueta difesa a quattro, Mou ha trovato la massima espressione di equilibrio grazie alla coppia formata da Fabregas e Matic. Rispetto alle esperienze di Arsenal e Barcellona, il catalano ha arretrato il suo raggio d’azione senza perdere qualità. E’ lui il cardine di una struttura quasi perfetta che partita dopo partita affina automatismi e geometrie. Al suo fianco il serbo si è rivelato un fantastico partner, il cui compito è tamponare e riconquistare la sfera. In avanti il trio delle meraviglie costituito da Willian, Oscar e Hazard. Talento e genialità al servizio di Diego Costa, giocatore di movimento, devastante in campo aperto e nell’uno contro uno. I tre giocatori alle spalle del nazionale spagnolo hanno disorientato i difensori del West Ham grazie ai loro sincronizzati cambi di posizione con i quali hanno cercato il punto strategico per colpire da fuori o, all’occorrenza, fornire l’assist più letale
Il cambio di gioco non è bastato
Big Sam Allardyce ha optato per un 4-5-1 abbottonato che in fase di attacco si è trasformato in un 4-3-2-1. Davanti alla retroguardia hanno agito Nolan, Noble e Kouyatè mentre sugli esterni Valencia e Downing hanno provato, senza grossi risultati, ad innescare Carroll che con il trascorrere dei minuti si è trovato in balia di Cahill e Terry. L’inglese è stato frenato da Azpilicueta che, a conti fatti, non ha mai superato la linea della metà campo; l’esterno dell’Ecuador invece ha avuto il suo bel da fare con Ivanovic con il quale ha ingaggiato un confronto basato su agonismo e corsa. Anche in questa occasione, il terzino blues ha dimostrato il suo valore sia in fase difensiva sia in qualità di ala aggiunta, sfruttando una invidiabile forza propulsiva nonostante i suoi 185 centimetri. Verso l’ora di gioco il manager degli hammers ha mutato l’approccio alla partita; fuori l’attaccante di area (Carroll) e dentro Sakho con conseguente spostamento di Valencia nel ruolo di punta centrale. L’obiettivo è stato quello di sorprendere in velocità i difensori locali con tre giocatori offensivi piccoli e scattanti ma la rete di Costa, arrivata una manciata di minuti dopo la sostituzione, ha accentuato le difficoltà del West Ham al contrario del Chelsea che si è trovato nella situazione ideale per condurre in porto un match vinto con merito.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Analysis & Tactics

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