La razionalità dei Saints

Ragione: la virtù che all’essere umano fa prendere le scelte, le cui conseguenze possono essere le più auspicabili in grado di arrecargli i maggiori vantaggi. Nell’articolo di presentazione di questo itinerario, abbiamo osservato come il calcio di oggi sia sempre più soffocato dalle catene dell’ economia, che sembra diventata il principio primo che muove l’intera macchina, dalle scelte di mercato alle gambe degli stessi giocatori. Ma abbiamo altresì notato un movimento, ancora di netta minoranza, che svicola da questa logica distruttiva di quelli che sono i fattori che più ci fanno appassionare a questo sport.
Iniziamo con il primo esponente di questo movimento “rivoluzionario”.
I Saints
Il Southampton, conosciuto anche con il soprannome “The Saints” poichè vide la sua nascita tra le mura di una chiesa, fino a quattro stagioni fa militava nella League One, la terza serie calcistica inglese.
Ottenuta la promozione alla Championship per la stagione 2011-2012, ha iniziato una scalata fino a raggiungere una posizione da “reginetta” nella Premier League attuale, navigando stabilmente tra le acque delle prime cinque classificate.
Se andiamo ad analizzare il piano economico delle squadre più forti d’Inghilterra, qualcosa che differenzia da subito il Southampton è il suo valore stimato della rosa: 152 mln di Euro (fonte transfermarkt.it).
Valore della rosa del Chelsea? 444 mln. L’Arsenal? 411 mln. Il Manchester City? 441 mln. Il Liverpool? 311 mln. Il Manchester United? 461 mln. Eppure il Southampton, avendo una rosa inferiore di almeno tre volte economicamente parlando rispetto alle nominate, è lì, nelle parti alte della classifica, a infastidire i colossi inglesi.
Fa ancora più riflettere l’analisi del rapporto entrate/uscite di queste società alla fine della sessione estiva di mercato. Conduce lo United, con un rosso di 156 mln, a seguire l’Arsenal con i suoi 86 mln di negativo, per arrivare a cifre meno rosse con i 58 mln del Liverpool, i 31 del City e i 10 mln in negativo del Chelsea. E il Southampton? Ha un positivo di 46 mln di Euro, il miglior attivo della Premier League. La causa di questi ottimi risultati economici? Ciò di cui parlavo all’inizio dell’articolo: la ragione, in questo caso relativa allo sfruttamento più razionale delle risorse economiche, che ti permetta di avere ottime prestazioni a costi contenuti.
La strategia
La società negli ultimi anni ha portato avanti un progetto che ha valorizzato esponenzialmente il settore giovanile: i giovani più promettenti, nel momento in cui i fari dei grandi club sono rivolti su di essi, vengono venduti per somme non inferiori alle otto cifre: nell’estate del 2014, Luke Shaw e Adam Lallana, entrambi talenti inglesi promettentissimi, sono stati venduti rispettivamente allo United e al Liverpool per 37 e 31 mln di euro. Forse il caso più noto che diede il via a questa strategia economica è quello di Gareth Bale, fenomeno delle giovanili, venduto al Tottenham sei anni fa per 14 mln di euro. Ma la vera forza del Southampton sta nell’individuare quei giocatori in giro per l’Europa che, pur avendo un valore di mercato nettamente inferiore rispetto ai partenti, possano sostituirli degnamente, non attentando al tasso tecnico della squadra. Un esempio è stato l’acquisto di Pellè dal Feyenoord per 10 mln. In 17 presenze ha segnato 7 reti, affermandosi capocannoniere dei Saints con successiva chiamata della nazionale italiana.
Cambiare le regole? Si può
Quest’anno il Southampton ha optato per una scelta che esce completamente dal coro dei team europei: terminato e non rinnovato in contratto con lo sponsor tecnico Adidas, il Southampton ha deciso di autoprodursi le divise. E’ l’unica squadra che nella Premier ha intrapreso questa strada che le permette di essere totalmente svincolata dalle leggi del mercato, perchè sappiamo bene quanto lo sponsor tecnico possa influenzare le scelte di una società calcistica. In questo modo la squadra inglese ha dimostrato che si può uscire dalle dinamiche economiche che sembrano essere l’unica via per ottenere buoni risultati. La stagione è ancora lunga, ma è indubbio che i Saints abbiano per il momento dimostrato che un uso corretto della ragione possa vincere i fiumi di oro mossi dall’irrazionalità di un’economia matta.
Matteo Fortuzzi

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