Le catene dell’economicismo

Il calcio è sempre più dei potenti. Il dio denaro diventa la logica che mette in moto ogni meccanismo di causa e conseguenza. Il fair play finanziario, nato con l’obiettivo di far estinguere i debiti dei club in nome del liberismo economico, per quanto possa favorire la crescita dei settori giovanili e sia presupposto di autonomia e ordine economico, non sembra affatto in grado di ridurre il gap tra big d’Europa, immerse nel mare d’oro continuamente rinvigorito dai milioni dei magnati, e realtà minori che, non disponendo dei fiumi di cash, non possono che fare appello ai prestiti di denaro che inevitabilmete finiscono per contrarre le loro stesse possibilità d’investimento. Chi ha soldi propri e può permettersi di investire senza ricorrere a debiti vertiginosi con le banche, è padrone del mercato. C’è inoltre una terza via, quella di farsi supportare da cordate di azionisti dal nome altisonante: è il caso ad esempio del Bayern Monaco, che fonda la sua economia sul contributo congiunto di Allianz, Adidas e Audi.
Sono molte le voci di un popolo che poco apprezza questa evoluzione aziendale del calcio, dove si preferisce che gli stadi siano meno vissuti per avere maggiori e piu’ facili guadagni dai diritti tv, e non sono pochi i tifosi che si allontanano da uno sport sempre più privo di bandiere e più ricco di professionisti che vanno dove sono più pagati, e il sudore e la stanchezza a fine partita per aver dato tutto non si presentano se non sono ispirati da stipendi da capogiro. L’Italia è il paese dove tutto ciò ha avuto l’eco più profondo ed evidente, mentre altrove è ancora con piacere che si vedono squadre che ogni domenica sono circondate dall’amore dei loro migliaia di tifosi.
L’economicismo penetra in ogni manifestazione sociale e, uno sport come il calcio, il più seguito nel mondo, ne è inevitabilmente vittima, visti i miliardi che girano intorno ad esso.
In questo quadro tutt’altro che sorridente e ottimistico, c’è tuttavia qualcosa che sfugge alle regole di mercato. Come un meccanismo che non è controllabile o regolabile investendo di più.
Liberi dalle catene
Nell’osservare l’impresa titanica dell’Atletico Madid nella stagione 2013/2014, è balzato immediatamente allo sguardo come i conti della società e il valore economico dei calciatori colchoneros fossero irrisori al cospetto di club come Real Madrid, Barcellona e Chelsea, tutti e tre in un modo o nell’altro vittime della macchina a basso consumo di Simeone. Cosa è successo?
Si tratta di un caso isolato, che si era ripetuto precedentemente con il Borussia, ma che quest’anno, anche se con minor vigore, si presenta sempre in modo più diffuso in diversi angoli d’Europa.
E’ come se l’uomo attraverso le virtù del lavoro, della fatica, del sudore, di una gestione secondo ragione delle risorse, e della passione, riuscisse a vincere le dinamiche del mercato, secondo le quali più investi più vinci.
Nei prossimi capitoli attravero l’uso di dati, statistiche e cifre, andremo a conoscere queste realtà che affiorano nei campionati d’Europa, nella speranza che da casi unici possano diventare casi comuni, perchè proprio in queste realtà vediamo rifulgere con vigore l’anima di un calcio ancora libero dalle catene dell’economicismo.
Matteo Fortuzzi

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