Storie sudamericane

Lasciata l’immensità spaziale di Città del Messico, facciamo rotta verso sud. Sorvoliamo il rapido susseguirsi di stati che si distendono lungo il sottile lembo di terra del centro America, fino a vedere innalzarsi alla nostra destra le magnifiche e imponenti Ande, cime che nel corso dei millenni hanno osservato il microscopico scorrere della vita di popoli che, prima di essere sterminati e sradicati dalle loro tradizioni “primitive”, proprio tra quei monti hanno costruito opere di incredibile bellezza.
Dopo un ultimo sguardo alle vette ormai alle nostre spalle, ci immergiamo nella caotica Buenos Aires, per dirigerci nel barrio Boedo, dove el Club Atlètico San Lorenzo de Almagro ha visto la sua genesi.
Storie sudamericane
Quella del San Lorenzo è una storia dal sapore tipicamente sudamericano, come quando ci raccontano dell’infanzia dei campioni brasiliani e argentini arrivati al vertice del calcio mondiale; diversamente da oggi, ma non troppo, decenni fa in quelle terre istruzione e povertà non trovavano punti di accordo e prendere a calci la pelota da mattina a sera era il modo di passare le giornate di milioni di giovani. E’ ciò dava senso alla loro esistenza.
All’inizio del secolo scorso, proprio nel barrio Boedo, un gruppo di ragazzi era solito giocare nelle vie e piazze di quartiere sfidando giovani di altre zone della città. Tuttavia l’evoluzione dell’urbanistica portò le strade di Buenos Aires a riempirsi di mezzi e bus e un giorno un ragazzo, mentre giocava, fu travolto da un tram. Il prete salesiano Lorenzo Massa invitò i ragazzi a giocare nel suo oratorio, a patto che questi si impegnassero ad andare la domenica a messa. Da lì a breve sarebbe nato un club, proprio nell’oratorio, che avrebbe preso il nome di San Lorenzo de Almagro: l’idea era di intitolare il club in onore del parroco Lorenzo che declinò l’onore in favore del martire San Lorenzo di Roma e della battaglia di San Lorenzo, scontro cruciale per la conquista dell’indipendenza argentina. Fu poi aggiunto il nome Almagro, quartiere da dove veniva la maggior parte dei ragazzi; tra l’altro, los forzosos de Almagro era il nome che si davano i giovani quando ancora giocavano per le strade. Molto probabilmente non erano consapevoli che nel cortile della chiesa sarebbe nato uno dei cinque più grandi club dell’Argentina, vincitore ad oggi di 15 campionati argentini, di una coppa sudamericana e finalmente, nel 2014, per la prima volta nella sua storia, della copa libertadores.
Attualmente il San Lorenzo gioca le partite in casa nell’Estadio Pedro Bidegain: 43 mila posti di colori e fiamme, con le sue atmosfere caldissime, come si è potuto vedere nella partita di ritorno della finale della coppa libertadadores giocata contro il Nacional: all’ingresso dei giocatori in campo lo stadio è esploso in una bolgia, con tanto di fuochi d’artificio rossi come un sole nelle ultime fasi del tramonto. Al momento del goal dell’1 a 0, segnato su rigore da Nestor Ortigoza, unico paraguayano in formazione, le urla dei tifosi si sono potute sentire per miglia e miglia di distanza.
La vittoria della coppa delle coppe sudamericane è stata sicuramente un biglietto da visita di tutto rispetto per presentarsi all’udienza di papa Francesco, grande tifoso del San Lorenzo e titolare di una tessera da socio del club dal 2008.
Oltre l’oceano
Guidati dal coach Edgardo Bauza, gli argentini si presentano al mondiale per club 2014 in Marocco come seconda potenza alle spalle del Real Madrid. Come gli spagnoli, il San Lorenzo partirà dalle semifinali, aspettando il nome della sua rivale tra Auckland city, Moghreb Tètouan o ES Sètif. Lo sapremo il 13 Dicembre chi dei tre sarà lo sfidante.
E’ inutile affermare che i pronostici dicono blancos come vincitori della competizione: al San Lorenzo smentirli, sperando che il calore dei tifosi di Buenos Aires possa scavalcare l’oceano Atlantico e spingere il pallone oltre le spalle di Casillas.
Matteo Fortuzzi

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