Beckham, il padre del marketing sportivo moderno

Questo è il primo articolo della serie Gli sponsor nel calcio, in cui scopriremo come David Beckham, aprì le porte al moderno culto dell’immagine del calciatore che adesso vale milioni.
Gli inglesi inventarono il gioco del calcio e, sempre all’avanguardia, diedero anche i natali al calcio moderno proprio con Beckham: fu il campione inglese che segnò la definitiva evoluzione del calciatore che, da uomo simbolo di una squadra, si trasformò in un uomo di spettacolo.
Illustri precedenti
Nel passato sono esistiti numerosissimi calciatori stravaganti o dal carisma travolgente che da soli diventarono gli idoli di milioni di appassionati nel mondo. Qualche nome? George Best e Maradona, giusto per fare due esempi. Durante la loro attività sportiva, però, non crearono una vera e propria etichetta commerciale col proprio nome, non essendo ancora maturi i tempi.
L’unione fa la forza
Trame del destino o attrazione fra simili, Beckham si sposava nel 1999 con Victoria Adams, cantante che, all’epoca, spopolava con le sue Spice Girls in tutto il mondo.
Così, mentre il giovanissimo Beckham finiva sotto i riflettori come icona del calcio inglese, Victoria già godeva di una fama planetaria, dalla quale il marito imparò i trucchi per diventare un uomo di spettacolo.
Basti pensare che fu proprio Ferguson, ex allenatore del Manchester United, a redarguire un giovane Beckham, dicendo che:<<…il matrimonio con Victoria l’ha rovinato come uomo: scoprì il mondo dello spettacolo ed il calcio per lui diventò una cosa secondaria. Coltivare la sua immagine era diventato più importante del migliorare le sue prestazioni sportive…>>.
Un affare per tutte le squadre
Dopo aver definitivamente troncato i rapporti con Ferguson, nel 2003 Beckham trovò casa al Real Madrid, il club in cui toccò l’apice della sua carriera e, soprattutto, una delle società più attente al mondo del marketing e dell’immagine dei propri calciatori. Nel frattempo, in Inghilterra, creò assieme a Victoria una società per la gestione dei numerosi contratti pubblicitari che gli venivano proposti: bastava sorridere per trenta secondi in una pubblicità, mostrare un telefonino in mano, bere una bibita di fronte ad una telecamera. Milioni, milioni e milioni garantiti sul conto in banca della sua società.
E così, con un marchio che non ha mai smesso di crescere, Beckham è diventato un affare per tutte le squadre che l’hanno adottato, anche quando atleticamente non era più un campione: L.A. Galaxy e Milan, regine del marketing sportivo italiano ed americano, hanno gestito il giocatore a stagioni alterne e, a fronte di uno stipendio ingiustificato per un giocatore “anziano”, hanno ottenuto grandissime fortune nella vendita di prodotti con l’immagine del fuoriclasse inglese.
Un dato che fa riflettere: Real Madrid, Milan e L.A. Galaxy avevano l’ Adidas come sponsor tecnico ed i trasferimenti del giocatore furono caldeggiati proprio dai manager della casa tedesca.
Tasse? No grazie!
Beckham ha fatto scuola anche nella gestione dell’immagine: primo a creare una società di controllo dei diritti d’immagine, anche primo ad evitare le pesantissime tasse imposte su guadagni stratosferici.
Se infatti i diritti d’immagine fossero inclusi nello stipendio del calciatore, ricadrebbero nell’esosa imposta sul reddito delle persone fisiche, con oltre il 40% di imponibile. Ben differente è il discorso sulla tassazione dei dividendi societari, fermi al 20-30% dei guadagni totali.
100.000€ al giorno
Nonostante il ritiro dal calcio (dopo aver visitato anche il PSG, giusto in tempo per “regalare” agli sceicchi i milioni garantiti dalla sua passerella d’addio), l’industria-Beckham continua a crescere espandendosi , stando a quanto rilevato da Sky News UK, ma rimanendo lontana dagli 1,5 miliardi di dollari di Tiger Woods, lo sportivo più pagato al mondo.
Federico Norberto Quagliuolo

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