Fabio l’irrequieto

Nel calcio moderno è sempre più difficile vedere giocatori legati per lungo tempo alla maglia di una sola squadra, ma è anche vero che esistono anche calciatori particolarmente “irrequieti”, che, per volontà propria o per volere altrui, cambiano casacca quasi ogni anno: la storia di Quagliarella è quella del tipico giocatore irrequieto, condita inoltre da tradimenti, amori, ritorni e contestazioni.
Nato sportivamente nel Torino, dopo una lunga trafila di prestiti, fallimenti e partite in Serie B, esplode nel 2006 con la Sampdoria di Walter Novellino che, dopo appena un anno, lo cede di nuovo all’Udinese, squadra detentrice del cartellino.
Le sue stagioni sono sempre di buon livello e l’intesa con il conterraneo Di Natale è perfetta ma destinata a durare poco: l’anno seguente ha inizio una “maledizione” che lo porta ad essere sempre ceduto alla squadra rivale di quella per la quale ha giocato: da Udine all’odiato Napoli; da Napoli all’odiatissima Juventus e dalla Juventus il ritorno agli “insopportabili cugini” torinesi, dopo quindici anni di fischi e maledizioni da parte di tutti i suoi ex tifosi.
La nazionale, invece, è un discorso (quasi) chiuso: rientrato nella “rottamazione” generale dei convocati di Sud Africa 2010, non trova più la maglia azzurra fino ad oggi, con Conte che lo ha convoca di nuovo dopo quattro anni.
Un giocatore unico
I fischi ad un ex-calciatore della propria squadra sono sempre il sintomo di un cuore infranto: nessun tifoso contesterebbe mai un giocatore non amato.
Ahilui, Quagliarella è proprio l’identikit dell’atleta che in campo riesce a conquistare ogni amante del calcio: imprevedibile, veloce, preciso, fantasioso, famoso per i suoi gol da posizioni impossibili e con tiri da centrocampo che finiscono miracolosamente in rete.
Le sue caratteristiche sono tutte quelle di un attaccante completo: si esalta come prima e seconda punta, ma anche il ruolo di trequartista lo interpreta bene. La media-gol non è alta per un attaccante, mantenendosi sempre intorno ai 10-12 gol stagionali. Allo stesso tempo, però, i gol non segnati di persona sono stati realizzati dai suoi compagni, essendo anche un perfetto assist-man.
Particolare è invece il suo estro in Europa: in tutte le partite di Champions e d’Europa in cui ha giocato, ha sempre segnato gol decisivi per la squadra, castigando anche squadre come il Chelsea.
Il mix di esperienze vissute nelle sue numerose squadre in cui ha militato, infine, lo hanno reso a trentun’anni un giocatore scaltro, affidabile, sempre pronto a rispondere “presente” nelle partite bloccate da decidere con la giocata del campione: tutto ciò che serviva ad un Torino già dato per spacciato questa estate, dopo l’addio dei fuoriclasse Immobile e Cerci.
Nel ricordo di un amico
Nonostante una vita sempre in movimento, il numero di maglia di Quagliarella non è mai cambiato (se non per un solo anno alla Juve): il 27. Scaramanzia? Assolutamente no. Il 27 era il numero del suo ex compagno di squadra nelle giovanili della Nazionale, Niccolò Galli, morto a 17 anni mentre si recava agli allenamenti. Da allora, stretto nel lutto, Quagliarella decise di onorare la memoria del suo amico “adottando” il numero della sua maglia fino alla fine della carriera sportiva.
Federico Norberto Quagliuolo

Annunci


Categorie:Storie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: