Costa d’Avorio

Non è facile posare gli occhi sulla Costa d’Avorio e parlare di calcio. Non rientra negli interessi dell’informazione dell’occidente, riportare ciò che accade sulla superficie del continente nero, a meno che non si tratti di un possibile coinvolgimento che trasbordi i confini africani, come il caso del virus ebola o le lotte per la “democrazia” di tempi più o meno recenti. Guerra civile, bambine-soldato armate di machete e kalashnikov, sfruttamento intensivo e assassino dei prodotti del suolo, i cui profitti fluiscono nelle tasche di interessi distanti da quelli della Costa d’Avorio e della sua popolazione (basti pensare che questa nazione è la prima esportatrice al mondo di cacao e banane). La ricchezza per molte popolazioni dell’Africa è lì, a portata di mano, ma non gli è possibile accedervi. E’ esperienza quotidiana vedere persone che si addentrano nelle montagne dei rifiuti tossici della città di Abidjan, dove è aumentato il tasso di tumori ed è sempre più preoccupante la diffusione del linfoma di Burkitt che frantuma le fragili vite delle popolazioni di quella fascia d’Africa, bambini compresi, conseguenza della pessima igiene e della scarsissima alimentazione di quelle terre.
Rispetto a tutto questo, il calcio è un particolare che si perde in una molteplicità tragica. La coppa d’Africa può diffondere speranza di vittoria e allegria, in una popolazione che spiazza il mondo per la semplicità dei suoi sorrisi in situazioni dove anche la sopravvivenza è a rischio. In caso di vittoria della manifestazione, il bellissimo dipinto di gente in festa perderebbe tuttavia il suo valore se lo si posiziona sulla cornice travagliata della realtà.
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Gli elefanti arancioni
La storia de “gli elefanti” della Costa d’Avorio conta un trofeo nella sua giovane bacheca. La nazionale giocò la sua prima partita della storia contro l’attuale Benin nel 1960 e nel 1992 si aggiudicò la coppa d’Africa sconfiggendo in finale il Ghana dopo una tesissima e interminabile serie di rigori (dal dischetto partirono ben 24 conclusioni, la costa d’Avorio ne insaccò 11 contro le 10 del Ghana). L’anfiteatro della manifestazione fu il Senegal.
Guidata dal coach francese Herve Renard che in carriera ha guidato diverse rappresentative africane, la Costa d’Avorio può contare su una rosa di buona qualità; a seguito del doloroso addio di Didier Drogba , si affida in attacco alla velocità supersonica di Gervinho, al destro di Kalou e al mix di tecnica e velocità di Seydou Dumbia, punta centrale del Cska di Mosca. Per non parlare della forza e dell’esplosività del capitano Yaya Touré a centrocampo.
Nelle ultime edizioni, gli elefanti arancioni hanno più volte avvertito l’aria di vittoria, arrivando secondi nel 2006 e nel 2012, solo ai quarti di finale nel 2013.
Attualmente la Costa d’Avorio sta giocando le qualificazioni per accedere alla coppa d’Africa 2015 e nel girone ha gli stessi punti della repubblica democratica del Congo, entrambe a 6 punti e alle spalle del Camerun con 10 punti. La lotta è agguerrita e gli ivoriani non possono mancare all’appuntamento ma forse c’è qualcosa di più da perdere che un trofeo.
Matteo Fortuzzi

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Categorie:Storie

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