Josep Guardiola

<<…è stato un privilegio essere ai tuoi ordini. E questo è assolutamente vero…>>. Con questa frase di Andrea Iniesta inizia la recensione del libro “Un altro modo di vincere – la biografia di Pep Guardiola”, scritto da Guillem Balagué, noto opinionista calcistico, commentatore del calcio spagnolo sulle reti Sky sport e collaboratore di diverse testate. Il giornalista di Barcellona ha scritto anche A season on the brink, con il quale ha raccontato la stagione del Liverpool 2004-05, culminata con la finale di UCL vinta a Istanbul e la storia di Lionel Messi. La scelta di acquistare questo libro è stata dettata dalla mia personale stima verso questo personaggio che mi ha entusiasmato fin da quando era giocatore. Il suo essere leader, la sua postura, il suo acume tattico ed il suo modo di stare sul rettangolo verde sono stati sempre, per me, superiori alla media. Non solo, mediante queste qualità ha realizzato cose uniche facendole apparire semplici sia da pensare sia da realizzare.
Addio Barcellona
La sofferta decisione di lasciare Barcellona ed il Barcellona è stata presa per motivi legati al suo modo di concepire il lavoro. Al primo posto c’è stato sempre il rapporto con i suoi ragazzi improntato sulla chiarezza, sul rispetto reciproco e sulla fisicità; una pacca, una spinta, un abbraccio sono stati per Guardiola un ottimo modo di comunicare. A spiegare l’approccio di Pep al lavoro è stato il suo amico David Trueba: <<…Guardiola ama il calcio ama vincere, perché quello è il senso del gioco ma gli piace farlo rimanendo fedele al suo approccio. Lui propone un sistema e ti chiede solo di crederci, di avere fede in lui. Il giorno in cui nota che i giocatori non si sentono coinvolti, sono indifferenti o dubbiosi, anche dopo una irrilevante sessione di allenamento, è un uomo triste, demoralizzato, uno che lascerebbe tutto in quel preciso istante…>>. Un’altra causa, non meno importante, che lo ha indotto a lasciare Barcellona ed il Barcellona è stata la malattia del suo amico Tito Vilanova. Secondo Andoni Zubizarreta:<<…è come se in Pep si fosse aperto un buco e tutta la sua energia stesse uscendo attraverso quell’apertura. Sembrava sgonfio, piegato, improvvisamente più vecchio e più grigio…>>. Durante la conferenza stampa di commiato, (forse) la frase più significativa che è rimasta scolpita nell’animo di ogni suo giocatore contiene un elogio al gruppo con il quale sembra quasi volersi scusare:<<…voi siete i migliori e sono orgoglioso di tutti voi. Ma non ho più l’energia necessaria per andare avanti: è tempo che io me ne vada. Sono prosciugato…>>.
La vita
Il sentimento più forte che ha caratterizzato la sua gioventù è stato quello della felicità nello stato più genuino ed essenziale. Santpedor, la sua città natale, la famiglia alla quale è molto legato ed il poster di Michel Platini nella sua stanza sono stati, in diversi modi, i riferimenti più importanti che ha portato con se nel percorso iniziato alla Masia e terminato nei Dorados de Sinaloa. Un aneddoto per delineare parte del carattere di Guardiola è attinente alla sua nomina di allenatore del Barcellona maggiore. Sapendo quanto papà Valentì tenesse ad un traguardo così prestigioso, Pep ha comunicato al genitore la buona novella solo qualche ora prima dell’ufficialità per preservarlo da eventuali quanto repentini cambiamenti.
Brescia e la storia del doping
Una tappa fondamentale è stata quella italiana ai tempi di Brescia, città che gli è rimasta nel cuore. La storia del doping però non ha scalfito la forza interiore del giocatore che ha combattuto strenuamente per dimostrare la propria innocenza. A dargli una mano il suo amico Manel Estiarte ed una notizia sul televideo che l’ex fenomeno della pallanuoto ha trovato in maniera fortuita. Questo nuovo elemento è stato fondamentale per il processo che si è concluso con una dichiarazione, da parte del tribunale di appello di Brescia, di non colpevolezza.
Le fonti di ispirazione
Un punto di riferimento calcistico è stato Juanma Lillo, allenatore della squadra messicana dei Dorados de Sinaloa, ultima tappa della carriera di calciatore di Pep. Lillo al pari di Cruijff è stata: <<…la fonte di ispirazione massima nella sua evoluzione come allenatore…>>. Con lui ha imparato tanto (tattica, tecnica, allenamenti) soprattutto a livello di educazione manageriale. Un altro personaggio che ha contribuito all’evoluzione di Guardiola è stato Marcelo Bielsa con il quale ha avuto un incontro in Argentina:<<…condivisero le loro ossessioni, le loro manie e la loro passione per il gioco…>>. Sono state undici ore intense durante le quali i due allenatori hanno condiviso idee, tattiche ed intuizioni.
L’allenatore
Mai nessun raccattapalle ha fatto la trafila di Guardiola: giovanili, prima squadra della quale è stato capitano e leader fino a diventarne allenatore. Le scelte iniziali sono state indiscutibilmente una scarica di adrenalina per tutto il popolo blaugrana compresi tutti i cronisti presenti alla prima rueda de prensa. In poche parole Pep ha detto che non aveva più bisogno di Deco, Eto’o e Ronaldihno, Il brasiliano ed il portoghese di adozione hanno scelto altre strade mentre la punta ha deciso di rimanere al Camp Nou.
I dettami e le idee del nuovo allenatore sono stati chiari fin da subito: <<…siamo qui per aiutarci l’un l’altro e fare in modo che regni la pace tra noi, in modo tale che non ci siano tensioni o divisioni tra i giocatori..>> e chiaramente orientati alla costruzione di una famiglia. A spiegarlo in maniera diretta è stato capitan Xavi:<<…siamo tutti culés. Diamo tutto quello che abbiamo e condividiamo tutti la gloria che riceviamo…>>.
Pep pensiero
Pep non si accontenta mai. Per lui tutto è migliorabile, tutto perfettibile. Sempre. Anche quando la sua squadra conquista meritatamente la champions league giocando contro una squadra abituata a certi palcoscenici come il Manchester United:<<…la sua ricerca della perfezione, di un modo sempre nuovo per migliorare, significava che mentre tutti intorno a lui potevano abbandonarsi ad emozioni di pura assoluta gioia, lui non sarebbe mai riuscito ad essere veramente soddisfatto di se stesso…>>; questo il ricordo di Estiarte in una sera di fine maggio nel tempio del calcio di Wembley.
Antonio Federico Miniaci

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Categorie:Libri

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